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Una Costituzione per l'Europa

Intelligenza intuitiva

Il 24-25 e 26 febbraio 2006, si terrà, a Taranto, il 4° seminario sull’Applicazione professionale dell’Intelligenza Intuitiva. Il dott. Jeet Liuzzi, tarantino d’origine e residente in Germania, ritorna nella sua terra per continuare il progetto europeo che porta avanti da anni con l’Istituto Europeo per l’Applicazione Professionale dell’Intelligenza Intuitiva Individuale, da lui creato e diretto. L’Intelligenza Intuitiva, ricchezza che ognuno di noi possiede, è utile in tutti gli ambiti professionali. L’intuizione crea innovazione, facilita la ricerca e gratifica l’uomo, dimostrando che, in ogni momento si può creare qualcosa di nuovo. L’applicazione dell’intuizione più utile è “intuire” quali sono i nostri sogni. Si parla molto di imparare a distinguere i bisogni dai desideri, ma nessuno si è mai preoccupato dei sogni. Inventarsi un lavoro redditizio e divertente, incontrare l’amore della vita, guadagnare molti soldi, essere circondati soltanto da veri amici, vivere nel benessere interiore, imparare dai bambini, vivere senza nessuna paura. Tutto questo, non solo è possibile, ma è soprattutto giusto per ognuno di noi e i nuovi stili artistici, le innovazioni in campo scientifico, tecnologico, etc, sono sempre frutto di quella “lampadina” che si accende in tutti noi quando ascoltiamo l’intuizione, che non affatica la mente e che è per definizione “La risposta diretta ed immediata di una verità” (Devoto-Oli). Il lavoro, iniziato a settembre 2004, continua con passione ed impegno e si basa sull’individuazione e l’applicazione dei talenti innati e, ognuno è capace di creare innovazione utilizzando il proprio talento innato. Nelle aziende, nelle  strutture sanitarie, nelle scuole, in ogni lavoro è possibile, con una distribuzione corretta del personale, in base alle competenze soggettive, sviluppare il lavoro in maniera semplice e appagante, svecchiare i metodi, soddisfare ogni lavoratore in modo che il lavoro non risulti più come un obbligo noioso, ma come un gioco divertente e gratificante. Provare per credere!

Per iscrizioni ed ulteriori informazioni potete contattare l’organizzatrice del seminario, dott.ssa Francesca Ladiana al numero 329.9610602.

Il viaggio a piedi di Marino Curnis dall’Italia al Giappone e ritorno

Il viaggio a piedi di Marino Curnis dall’Italia al Giappone e ritorno, in 5 anni circa, attraverso 26 nazioni, per 40.500 chilometri 

I crocifissi devono restare nelle aule scolastiche. Lo stabilisce una sentenza del Consiglio di Stato

di Giulio Marino

Roma, 15 febbraio 2006

Il crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un "suppellettile" o un "oggetto di culto", ma perché "è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili" (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti) che hanno un'origine religiosa, ma "che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato". 

Così si è espresso il Consiglio di Stato che, con un'importante e articolata sentenza, ha respinto il ricorso di una cittadina finlandese, Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai suoi figli ad Abano Terme in provincia di Padova. "Il crocifisso - sottolinea il Consiglio di Stato - svolgerà una funzione simbolica educativa a prescindere dalla religione professata dagli alunni".

Secondo l'organo d'appello della giustizia amministrativa, "è evidente che in Italia il crocifisso esprime l'origine religiosa dei valori che connotano la civiltà italiana: tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione. Si tratta di valori che - prosegue la sentenza - hanno impregnato di sé tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano" e che "soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta Costituzionale".

"Il crocifisso esposto nelle aule scolastiche - riassume la sentenza - non può essere neppure equiparato ad un oggetto di culto; si deve pensare piuttosto come ad un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato".

Siamo alla follia allo stato puro. La follia a fondamento dei principi di laicità dello Stato. E’ questo che sembra aver sentenziato il Consiglio di Stato che ha emesso questa assurda sentenza. Ho sempre difeso l’indipendenza della magistratura ma adesso si tratta di difendere l’indipendenza dei cittadini da quelle che paiono essere le forzature di un fondamentalismo religioso che si è insediato ai più alti livelli dello Stato. I crocefissi ormai non ci sono quasi più finanche nelle aule delle scuole gestite dai cattolici e questo in virtù di un diffuso buon senso civico che, evidentemente, non trova rappresentanza tra i membri del Consiglio di Stato.

Una sentenza sconsiderata ha attribuito al crocifisso significati e valori che sfuggono alla comprensione della gente comune ancorché delle persone colte.

Un’immagine macabra che raffigura una scena di tortura finalizzata alla morte. Io ricordo bene l’angoscia che da fanciullo mi prendeva quando ero obbligato ad entrare in una chiesa. La paura che mi incutevano le immagini della morte rappresentata ovunque con bare di vetro, crocifissi sanguinanti, reliquie e quant’altro. Come si fa a non vedere queste aberrazioni del comportamento umano. Chiedetelo ad un bambino o ad uno psichiatra. Solo le aberrazioni di un credo religioso, espresso nelle sue forme più oltranziste, possono portare ad una simile interpretazione della realtà.

Quando si dice che la realtà supera ogni più ardita fantasia non si può, evidentemente, immaginare dove la mente umana possa arrivare.

Esperanto

www.esperanto.itUna lingua per l'Europa unita

di Massimo Ripani

Teramo, 23 gennaio 2006

"Gli esperantisti sperano di poter intendersi attraverso i confini parlando esperanto. […] essi desiderano di intendersi e si intendono. Utopia! Grida il nostro esperantofobo, che ha in orrore gli spropositi. E utopia sia. Ma gli esperantisti fanno quel che faceva il filosofo a chi negava il moto. Camminano." (Avanti, edizione milanese, 29 gennaio 1918, XXII, n. 20, p. 2)

Con le parole sopra citate rispondeva il direttore dell’“Avanti” a Gramsci, che giudicava l‘esperanto “prima del tempo”, non adatto e non necessario. Il filosofo sardo si sbagliava: dopo più di 100 anni, questa lingua è più viva che mai. Perchè? L’esperanto è una lingua pianificata, nata per semplificare la comunicazione, pensata per essere appresa e utilizzata nel giro di poco. La sua grammatica non ammette eccezioni e la sua fonetica è semplicissima: ad ogni lettera corrisponde un suono e viceversa. UNO STRUMENTO POTENTISSIMO. Perché non può essere adottata come lingua d’Europa? L’esperanto calza a pennello al vecchio continente (e non solo!). Per sua stessa natura non appartiene a nessuno stato e non è legato a nessuna potenza economico-militare. “Quanto tempo e quanta fatica si sprecano per lo studio di lingue estere e, ciononostante, quando varchiamo la frontiera troviamo difficoltà a comunicare con i nostri simili”, scriveva nel 1887 Zamenhof, un oculista polacco, quando presentò al mondo l’esperanto. Qualcuno potrebbe obiettare che esiste l‘inglese. Quanti lo sanno veramente? E a quale, tra le sue varianti, ci riferiamo? Quello parlato a Oxford, in Scozia, negli USA, …? E quanto tempo si perde ad impararlo? Per parlare fluentemente l’esperanto bastano pochi giorni. Per l’inglese siamo costretti a studiarlo anni e a spendere soldini in viaggi studio che non tutti si possono permettere. Certo, adottare una lingua pianificata come mezzo di comunicazione dell’Europa unita è una bella sfida, ma l’esperanto ha già dimostrato il suo valore: possiede una letteratura sia originale che tradotta, giornali, periodici e tanto altro in questa lingua, dalla tv su internet ai portali di informazione.  

Internacia Televido

La questione linguistica in Europa

di Giulio Marino

Roma, 21 dicembre 2005

Gli esperantisti sostengono di non essere contro l’inglese ma le cose stanno diversamente. Sostenere l’esperanto è di per se stesso una dichiarazione di guerra all’inglese, ai suoi interessi economici, ai suoi interessi e privilegi politici. Anche se nei principi l’esperanto tutela e difende tutte le lingue, le contingenze dimostrano che, così facendo, colpisce interessi ben precisi e sono proprio quegli interessi che, in gran misura, rappresentano ostacolo e impedimento alla sua diffusione. Gli interessi economici che un’eventuale diffusione dell’esperanto colpirebbe sono tali da tappare la bocca ai mass media e ai politici. E’ proprio quello che avviene. Se non ci fosse stato internet l’esperanto avrebbe iniziato un lento ed inesorabile declino che lo avrebbe portato all’estinzione in brevissimo tempo. Internet gli consente di sopravvivere. Ma se non fa il grande balzo, se non ottiene la necessaria visibilità sui mass media, se non riesce a far sentire la sua voce a Bruxelles, perde anche l’ultima grande possibilità, l’ultima chance che con la nascita dell’Europa unita gli si offre. E questa è un’altra grande questione che deve essere affrontata: l’Europa. L’Europa oggi non esiste se non come mercato. L’Europa politica è poco più di una farsa e tale è destinata a rimanere ancora a lungo se non si ha il coraggio di rompere il grande tabù rappresentato dalla sua dipendenza e sottomissione al grande impero americano. Gli Stati Uniti d’America sono rimasti l’unica grande potenza mondiale da quando il patto di Varsavia si è sciolto come neve al sole. L’Europa è grande ma non ancora abbastanza per poter far sentire la sua voce e reclamare la sua indipendenza e autonomia. Per farla grande sono necessarie linee guida che solo una classe politica lungimirante può dare. Oggi non mi pare che si possa disporre di una classe politica con queste caratteristiche. Sicuramente non vi può contare l’Italia che sta offrendo il peggio di se in questo campo. Una ventata di ottimismo e di speranza potrebbe venire dal mondo della cultura ma, al momento, non riesco a trovare nomi illustri che possano rappresentare le istanze esperantiste, ma soprattutto le istanze europeiste che sono vivissime non solo tra gli esperantisti. Allora propongo di cercare tra gli uomini dello spettacolo, della cultura, del mondo scientifico le persone in grado di recepire il grande messaggio universale che l’esperanto porta con se, di farlo proprio diventando testimonial di un’idea rivoluzionaria che può trasformare il mondo. Incominciando da un’Europa con un’unica lingua. Un coordinamento europeo potrebbe farsi sentire acquistando pagine sui principali quotidiani, potrebbe sensibilizzare gli industriali più illuminati invitandoli ad apporre sui loro prodotti etichette che includano spiegazioni in esperanto accanto alla bandiera dell’Europa unita. Si tratta, apparentemente, di piccole cose ma potrebbero portare dei grandi risultati.

corso gratuito di esperanto

“Allarme Lingua” rilancia l’italiano

di Giorgio Bronzetti

Chieti, 7 dicembre 2005

L’impegno di Kurt Gawlitta del Consiglio scientifico dell’associazione teatina

Nel suo intervento nel corso dei lavori della Conferenza europea sul plurilinguismo (Assises européennes du plurilinguisme http://assisesplurilinguisme.affinitz.com ), che ha raccolto a Parigi a fine novembre scorso i rappresentanti delle maggiori istituzioni culturali europee di difesa delle lingue, Kurt Gawlitta, presidente della Verein Deutsche Sprache (lega per la lingua tedesca) di Berlino/Potsdam e membro del Consiglio scientifico dell’associazione teatina Allarme Lingua, ha proposto l’allargamento all’italiano delle lingue di lavoro dell’Unione europea, attualmente inglese, francese e tedesco. Kurt Gawlitta, che possiede un’ottima conoscenza dell’italiano e una grande simpatia per il nostro Paese (il suo ultimo romanzo è ambientato a Napoli) collabora attivamente con Allarme Lingua fin dalla sua costituzione con grande passione e lealtà. A lui si deve l’ampia documentazione sulla Giornata della lingua tedesca che ha ispirato la formulazione della proposta di AllarmeLingua  per l’istituzione della Giornata della lingua italiana il giorno 4 ottobre, festa di S.Francesco, patrono d’Italia e primo esponente riconosciuto della letteratura italiana, accolta con entusiasmo dal sen Lucio Zappacosta che l’ha tradotta nel DDL 3539 attualmente all’esame della 7° Commissione permanente (Istruzione pubblica, cultura) del Senato. A tal proposito i dirigenti dell’associazione Allarme Lingua si augurano vivamente che, superato il travaglio della Finanziaria, si possa rimettere mano al disegno di legge coinvolgendo anche altre forze politiche, specialmente abruzzesi in appoggio all’iniziativa dell’associazione teatina, e che le altre associazioni citate dal progetto, la Dante Alighieri e la Crusca, vogliano intervenire favorevolmente con la loro autorevolezza.


Il Comitato Allarme Lingua  www.allarmelingua.it  è sorto come reazione alla generale indifferenza verso il degrado sempre maggiore dell’italiano e la diffusa rassegnazione ad accettare l’invasione dell’angloamericano come portato dei tempi moderni. Esso è per l’affermazione del diritto dei popoli alla conservazione e allo sviluppo della propria lingua e della propria cultura e, nell’ambito della comunità internazionale organizzata, per forme di comunicazione non basate sulla sopraffazione del più debole da parte del più forte. L’azione di Allarme lingua si è svolta finora soprattutto attraverso la stampa, e con circolari distribuite a diverse categorie di possibili interessati tra cui linguisti e politici, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema linguistico. Si è inoltre denunciato il moderatore europeo per la discriminazione linguistica operata nelle istituzioni europee nelle offerte di lavoro con la clausola “English mother tongue”, promuovendo sullo stesso tema  l’interrogazione del sen. Zappacosta al  ministro per le politiche comunitarie Rocco Buttiglione.

Lingua e dialettu

 di Ignazio Buttitta

Lingua e dialetto

 di Ignazio Buttitta

Basta! Parlamento pulito

 

 

9 luoghi comuni sulla Tav

tratto da www.beppegrillo.it

1. SENZA LA TORINO-LYON IL PIEMONTE SAREBBE ISOLATO DALL'EUROPA
In realtà il Piemonte è già abbondantemente collegato all’Europa e soprattutto attraverso la Valle di Susa. In questa valle esistono già due strade statali, un’autostrada e una linea ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario. Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria (trasporto dei TIR su speciali treni-navetta). Sono tutte linee di collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale). Il tutto in un fondo-valle largo in media 1,5 km ! A fatica ci sta anche un fiume, la Dora Riparia, che di tanto in tanto va in piena

2. LE LINEE FERROVIARIE ESISTENTI SONO SATURE
In realtà l’attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità. Le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente vuote. (Ma sono state riscoperte e prese d’assalto nel periodo di chiusura del Frejus per incendio). Il collegamento ferroviario diretto Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri. E il flusso delle merci -previsto da chi vuole l’opera in crescita esponenziale -è invece sceso del 9% nell’ultimo anno!

3. LA TORINO-LYON E’ INDISPENSABILE AL RILANCIO ECONOMICO DEL PIEMONTE
In realtà è’ vero il contrario. Togliendo risorse (è tutto denaro pubblico) alla ricerca, all’innovazione e al risanamento dell’industria in crisi profonda (Fiat e non solo), il TAV sarà la mazzata finale all’economia piemontese

4. Il TAV TOGLIERA’ I TIR DALLA VALLE
In realtà tanto per cominciare, i 10/15 anni di cantiere necessari a costruire la Torino-Lyon porteranno sulle strade della Valle e della cintura di Torino qualcosa come 500 camion al giorno (e alla notte) per il trasporto del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio. Con grande aumento di inquinanti e polveri. Finita la apocalittica fase di cantiere e realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le merci passeranno dall’autostrada alla nuova ferrovia? Anzi. I promotori dell'opera e recenti studi di ingegneria dei trasporti ci dicono che solo l' 1% dell'attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia. Bel vantaggio

5.I VALSUSINI SONO EGOISTI. NON PENSANO AGLI INTERESSI DELL’ITALIA
In realtà attraverso la Valle di Susa, attualmente, passa già il 35% del totale delle merci che valicano le Alpi! Lungo l’Autostrada del Frejus passano circa 4.500 TIR al giorno, contro i 1.500 del Monte Bianco, in val d’Aosta, dove il numero dei TIR è stato limitato per legge.

6.LA TORINO-LYON PORTA LAVORO AI PIEMONTESI
In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si tratterebbe di lavoro precario, per mano d’opera in gran parte extracomunitaria. Inoltre le ditte appaltatrici si porterebbero tecnici e operai dalla loro Regione (ditte e buoi dei paesi suoi). Per i comuni della Valle di Susa e della cintura di Torino arriverebbe invece un bel problema: la mafia. Turbative d'asta sono già state individuate per la fase di sondaggio geologico a carico di uomini politici piemontesi e non... figurarsi per la realizzazione dell'opera!

7.LA LINEA E’ QUASI TUTTA IN GALLERIA. CHE MALE FA?
In realtà fa malissimo. Il tracciato prevede una galleria di 23 km all’interno del Musinè, montagna molto amiantifera. La talpa che perforerà la roccia immetterà nell’aria un bel po’ di fibre di amianto. Invisibili e letali. Il vento le porterà dappertutto. Il foehn le porterà fin nel centro di Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni (mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L’amianto è un materiale fuori legge dal 1977. Scavare gallerie in un posto così è illegale e criminale. E ancora: il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato dentro al Massiccio dell’Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che andranno distrutte) anche roccia contenente uranio. E ancora: una linea in galleria si porta appresso tante gallerie minori, trasversali a quella principale. Si chiamano gallerie di servizio, o più simpaticamente, ‘finestre’. Ce ne saranno 12! Con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di centri abitati. Sarà un inferno di rumore, polvere, camion avanti e indietro per le strette vie dei paesi, di giorno e di notte, per 15 anni almeno. E ancora: la perforazione di tratti montani così lunghi vicino a centri densamente abitati potrà prosciugare le falde idriche e gli acquedotti, come accaduto per le gallerie TAV del Mugello, oggetto di processi per disastro ambientale. E ancora: la viabilità sarà stravolta. Verranno costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere. Forse queste nuove strade saranno calcolate come compensazioni all’impatto ambientale dell’opera? (per averne una vaga idea, farsi un giro sull’autostrada Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV Torino-Novara).

8. QUEST’OPERA FA BENE ALL’ECONOMIA, PERCHE’ METTE IN MOTO CAPITALI PRIVATI
In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico della collettività. Tutto denaro pubblico, ma affidato a privati, secondo la diabolica invenzione del general contractor. Garantisce lo Stato Italiano. Nessun privato ci metterà un euro, soprattutto dopo l’esperienza del tunnel sotto la Manica che ha mandato in fallimento chi ne aveva acquistato i bond. I tantissimi soldi che servono a quest’opera verranno tolti alle linee ferroviarie esistenti (già disastrate), a ospedali, scuole, e a tutti i servizi di pubblica utilità, e allo sviluppo delle energie rinnovabili destinate a sostituire il petrolio. E ancora: è già previsto che la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon avrà altissimi costi di gestione e che sarà in perdita per decine e decine di anni. E ancora: nonostante la maggior parte del tracciato sia in territorio francese, il governo italiano si è impegnato a sobbarcarsi il costo dei due terzi della tratta internazionale (Borgone – St.-Jean-de-Maurienne). Tanto paghiamo noi.

9. CHI E' CONTRO LA TORINO-LYON E' CONTRO IL PROGRESSO
In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere confuso con la crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e sovrappopolato, le risorse naturali (acqua, suolo agricolo, foreste, minerali) sono limitate, l'inquinamento e i rifiuti aumentano invece senza limite, il petrolio è in esaurimento. Progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso vuol dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste, tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e culturale più che materiale, utilizzare più il cervello dei muscoli. Il TAV rappresenta l'esatto contrario di questa impostazione, è un progetto vecchio e ormai anacronistico, che prevede una crescita infinita nel volume del trasporto merci (che poi saranno i rifiuti di domani), privilegia come valore solo la velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e perché bisogna trasportare qualcosa.

comunicato stampa

Chiesta la sospensione dalle funzioni ed avviato un procedimento disciplinare contro il giudice di Camerino Luigi Tosti che si rifiuta di tenere le udienze a causa del crocifisso

Camerino, 5 dicembre 2005

Dopo la condanna a sette mesi di reclusione con l'interdizione dai pubblici uffici per un anno, inflitta dal Tribunale dell'Aquila il 18 novembre scorso, la Procura Generale presso la Corte di Cassazione ha promosso contro il giudice di Camerino Luigi Tosti, che si rifiuta di tenere le udienze perché l'amministrazione non lo autorizza ad esporre la menorà ebraica a fianco del crocifisso o, in subordine, a rimuovere il simbolo dei cattolici, dapprima un procedimento disciplinare e, poi, la procedura di "sospensione dalle funzioni" e dallo stipendio.  >>

tratto da Libertà OnLine

Solo il ministro può rimuovere il crocifisso dai tribunali

di Margherita Nanetti

Roma, 19 novembre 2005

Con casuale coincidenza, la Cassazione ha depositato - in simmetria col tribunale dell'Aquila che ha condannato a sette mesi di reclusione per omissione di servizio il giudice Luigi Tosti di fede ebraica, in "sciopero" contro il crocifisso in aula - le motivazioni del «no» alla richiesta dell'islamico Adel Smith di trasferire il processo che lo vede imputato, a Verona, per vilipendio alla religione cattolica. >>

comunicato stampa

Il giudice Luigi Tosti condannato al processo de L'Aquila

L'Aquila, 18 novembre 2005 

E' stata scritta il 18.11.2005, in un'aula-ghetto allestita "senza crocifisso" e destinata appositamente ad uno "sporco" imputato non cattolico, una delle pagine più epiche della Giustizia italiana, perché si è finalmente inflitta una giusta ed esemplare condanna a chi, pretendendo di affiancare al sacro simbolo del crocifisso i propri falsi simboli, ha manifestato con sconfinata arroganza l'assurda pretesa di godere degli stessi diritti e della stessa dignità che la Repubblica Pontificia italiana accorda, giustamente, alla sola superiore razza dei Cattolici.  >>

Stai zitto, negro di m ...

di Giuseppe Campanelli

"La Repubblica" testualmente ci informa :

Ancora una volta il razzismo fa la sua comparsa sui campi da calcio. Ma stavolta l'offesa non arriva dagli spalti ma dall'arbitro. Tutto è accaduto a Lecco durante una partita del campionato calcistico di terza categoria. Mauro Nacoli stava dirigendo Lecchese-Valmadrera e ha insultato il capitano della Lecchese che, pur essendo di colore, ha un cognome che più lombardo non si può: Alessandro Bernasconi.  >>

Si svolgerà a Firenze il 91° congresso mondiale degli esperantisti

AGE Agenzia Giornalistica Europa 

Firenze, 18 novembre 2005

 In tutto il mondo coloro che parlano l'esperanto sono circa due milioni, hanno un livello culturale alto, cioe' tutti un titolo di studio almeno corrispondente alla nostra laurea e, contrariamente a quanto si possa pensare non sono maggiormente concentrati nella vecchia Europa, ma in paesi come il Brasile, la Cina, il Giappone, l' Iran, Cuba ed in Africa.  >>

Dal sito dell'A.N.I.L.S.

Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere:

L’Art. 25 del DM 17.10.2005: che vergogna! 

Ma chi è che partorisce queste stupidità?

PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

COLASIO, GIACHETTI, GARAGNANI

Disposizioni per la difesa della diversità linguistico-culturale e per l'affermazione di valori di pace, democrazia e progresso attraverso la promozione e l'insegnamento della lingua internazionale esperanto  >>

L'Esperanto nelle scuole italiane: 

una proposta di legge

Ufficio Stampa Federazione Esperantista Italiana 

Con il numero 5714 è stata registrata la proposta di legge dei deputati Emerenzio Barbieri, Ranieli e Mereu dal titolo "Disposizioni in materia di accesso allo studio e all'uso della lingua internazionale esperanto".  >>

Raimondo de Sangro

Lettera Apologetica

recensione di Giuseppe Campanelli

Ho molto apprezzato l'edizione della Lettera Apologetica di Raimondo de Sangro, curata dal Prof. Leen Spruit e pubblicata dalla casa editrice “alóς” di Napoli.

Raimondo de Sangro, Principe di San Severo, Duca di Torremaggiore (1710-1771), fu uno dei personaggi più complessi, discussi e controversi della storia napoletana del XVIII secolo. Intorno alla sua figura ruotano molti miti e leggende, che evocano misteri e segreti impregnanti la sua attività di scienziato, chimico, alchimista, militare e mecenate, noto soprattutto per le sue invenzioni, quali le macchine belliche e le macabre macchine anatomiche.  >>

Pallafatu' 

Si chiama “Pallafatù” il libro sul calcio a Taranto a fini benefici pubblicato dall’editore Teseo e realizzato dall’Associazione Tarantonostra.com. Si tratta di un’antologia che raccoglie diciannove scritti di dodici diversi autori, tutti tarantini. A parlarcene è il curatore Giuliano Pavone.

Qual è il senso dell’ “operazione-Pallafatù”?

Noi di Tarantonostra siamo degli inguaribili buontemponi, ma ogni tanto ci viene lo “spiulo” di fare qualcosa di “impegnato”. “Pallafatù” è un piccolo tentativo di abbinare cultura e solidarietà, ma senza prendersi troppo sul serio, com’è nel nostro stile. Inoltre ci piaceva l’idea di un’operazione “corale”, che crescesse con la partecipazione di tutti: abbiamo coinvolto autori di diverse provenienze, mischiando senza problemi professionisti e dilettanti.  >>

La morte fa notiziaLa morte fa notizia 

Recensione e intervista di Giuseppe Campanelli

Pierre con delitto. Il primo thriller ambientato nel mondo delle relazioni pubbliche. Ed è  scritto da una giornalista. Abbiamo il piacere di segnalare questo libro che, oltre ad una franca piacevolezza nella lettura, si segnala per la particolarissima ambientazione.
Milano e il mondo delle pubbliche relazioni e degli uffici stampa raccontati in un giallo fresco di stampa. Si intitola "La morte fa notizia" (edizioni Pendragon, 15 euro) e l'ha scritto Lucia T. Ingrosso, giornalista economica di Millionaire.
La storia: Linda è giovane e bella e lavora come stagista in un'agenzia del centro. Quando viene assassinata, i sospetti si sprecano. Le indagini procedono su un doppio binario. Da un lato, un poliziotto troppo bello per essere preso sul serio. >>

Oboe Sconcerto

recensione di Giuseppe Campanelli

Mi ha sempre molto intrigato il "fermento" creativo di Paolo Di Cioccio. Nel mondo accademico ed artistico vi sono migliaia di personaggi che campano di rendita, adagiati sugli allori di meriti passati. E certamente nulla precluderebbe ad un docente di Conservatorio, noto oboista che ha suonato con Von Karajan di acchetarsi artisticamente sul cristallizzato virtuosismo e sul tecnicismo di maniera, posto che il nostro uomo è anche autore di numerose sigle e colonne sonore.   >>

Dove dormono i bambini? 

recensione di Giuseppe Campanelli

Ho il  piacere segnalare il libro “Dove dormono i bambini?”.

Tanto faccio non solo per il prestigio degli autori, ma per solidarietà verso chi è costretto ad affrontare le problematiche della separazione. Purtroppo, su questa materia vi è grande disinformazione, soprattutto da parte dei media. Si enfatizzano taluni casi particolarmente “glamour” e si da una immagine quasi "mondana"  delle ricadute giudiziali della separazione. Chi si accinge al percorso doloroso del conflitto con il coniuge, ha presente le solite laccatissime figure professionali degli avvocati dei Vip o presunti tali. Questo testo, invece,  si volge dalla parte di chi ha più bisogno, ovvero i figli.   >>

Diritto e società dell'informazione. 

Riflessioni su informatica giuridica e diritto all'informatica

La rilevanza giuridica dell'informatica è, oramai, dato acquisito anche per i giuristi più tradizionalisti. Discipline come il diritto dell'informatica e l'informatica giuridica hanno, finalmente, assunto connotati propri e autonomia anche a livello accademico. In collaborazione con il Circolo dei Giuristi Telematici (www.giuristitelematici.it), il volume raccoglie alcune delle relazioni del convegno tenutosi in Grosseto nei giorni 16 e 17 gennaio 2004 dal titolo "Diritto e società dell'informazione. Riflessioni su informatica giuridica e diritto dell'informatica". L'opera, idealmente divisa in tre sezioni corrispondenti a tre vaste branche del diritto, si compone di diciotto saggi che toccano argomenti di grande attualità giuridica in una materia in continua rielaborazione.  >>

HACKER

I Robin Hood del cyberspazio

di Gennaro Francione

Dalle origini ai più recenti sviluppi del fenomeno hacker; la storia di uomini e movimenti che si battono per la realizzazione della "democrazia elettronica", contro quanti, mascherandosi dietro un'interpretazione restrittiva e limitante del diritto d'autore, pongono dei limiti alla libera diffusione di saperi, conoscenze e informazioni in internet. >>

Gennaro Francione è giudice presso il Tribunale di Roma

Pag. 200, Euro 12,50

Distribuito da Messaggerie Italiane Libri   http://www.lupetti.com/cat092.htm

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