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Una
Costituzione per l'Europa
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Intelligenza
intuitiva
Il
24-25 e 26 febbraio 2006, si terrà, a Taranto, il 4°
seminario sull’Applicazione professionale dell’Intelligenza Intuitiva.
Il dott. Jeet Liuzzi, tarantino d’origine e
residente in Germania, ritorna nella sua terra per continuare il progetto
europeo che porta avanti da anni con l’Istituto Europeo per
l’Applicazione Professionale dell’Intelligenza Intuitiva Individuale, da
lui creato e diretto.
L’Intelligenza Intuitiva, ricchezza che ognuno di
noi possiede, è utile in tutti gli ambiti professionali. L’intuizione
crea innovazione, facilita la ricerca e gratifica l’uomo, dimostrando che,
in ogni momento si può creare qualcosa di nuovo.
L’applicazione dell’intuizione più utile è
“intuire” quali sono i nostri sogni.
Si parla molto di imparare a distinguere i bisogni
dai desideri, ma nessuno si è mai preoccupato dei sogni. Inventarsi un
lavoro redditizio e divertente, incontrare l’amore della vita, guadagnare
molti soldi, essere circondati soltanto da veri amici, vivere nel benessere
interiore, imparare dai bambini, vivere senza nessuna paura.
Tutto questo, non solo è possibile, ma è
soprattutto giusto per ognuno di noi e i nuovi stili artistici, le
innovazioni in campo scientifico, tecnologico, etc, sono sempre frutto di
quella “lampadina” che si accende in tutti noi quando ascoltiamo
l’intuizione, che non affatica la mente e che è per definizione “La
risposta diretta ed immediata di una verità” (Devoto-Oli).
Il lavoro, iniziato a settembre 2004, continua con
passione ed impegno e si basa sull’individuazione e l’applicazione dei
talenti innati e, ognuno è capace di creare innovazione utilizzando il
proprio talento innato.
Nelle aziende, nelle strutture sanitarie, nelle scuole, in ogni lavoro
è possibile, con una distribuzione corretta del personale, in base alle
competenze soggettive, sviluppare il lavoro in maniera semplice e appagante,
svecchiare i metodi, soddisfare ogni lavoratore in modo che il lavoro non
risulti più come un obbligo noioso, ma come un gioco divertente e
gratificante. Provare per credere!
Per
iscrizioni ed ulteriori informazioni potete contattare l’organizzatrice
del seminario, dott.ssa Francesca Ladiana al numero 329.9610602.
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Il viaggio a piedi di Marino Curnis dall’Italia al Giappone e
ritorno, in 5 anni circa, attraverso 26 nazioni, per 40.500 chilometri
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I
crocifissi devono restare nelle aule scolastiche. Lo stabilisce una sentenza del Consiglio di Stato
di
Giulio Marino
Roma,
15 febbraio 2006
Il
crocifisso deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un
"suppellettile" o un "oggetto di culto", ma perché
"è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori
civili" (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona,
affermazione dei suoi diritti) che hanno un'origine religiosa, ma "che
sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello
Stato".
Così si è espresso il Consiglio di Stato che, con un'importante e
articolata sentenza, ha respinto il ricorso di una cittadina finlandese,
Soile Lauti, che chiedeva la rimozione del crocifisso dalla scuola media
frequentata dai suoi figli ad Abano Terme in provincia di Padova. "Il
crocifisso - sottolinea il Consiglio di Stato - svolgerà una funzione
simbolica educativa a prescindere dalla religione professata dagli
alunni".
Secondo
l'organo d'appello della giustizia amministrativa, "è evidente che in
Italia il crocifisso esprime l'origine religiosa dei valori che connotano la
civiltà italiana: tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della
persona, solidarietà umana, rifiuto di ogni discriminazione. Si tratta di
valori che - prosegue la sentenza - hanno impregnato di sé tradizioni, modo
di vivere, cultura del popolo italiano" e che "soggiacciono ed
emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta Costituzionale".
"Il
crocifisso esposto nelle aule scolastiche - riassume la sentenza - non può
essere neppure equiparato ad un oggetto di culto; si deve pensare piuttosto
come ad un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori
civili che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale
ordinamento dello Stato".
Siamo
alla follia allo stato puro. La follia a fondamento dei principi di laicità
dello Stato. E’ questo che sembra aver sentenziato il Consiglio di Stato
che ha emesso questa assurda sentenza. Ho sempre difeso l’indipendenza
della magistratura ma adesso si tratta di difendere l’indipendenza dei
cittadini da quelle che paiono essere le forzature di un fondamentalismo
religioso che si è insediato ai più alti livelli dello Stato. I crocefissi
ormai non ci sono quasi più finanche nelle aule delle scuole gestite dai
cattolici e questo in virtù di un diffuso buon senso civico che,
evidentemente, non trova rappresentanza tra i membri del Consiglio di Stato.
Una
sentenza sconsiderata ha attribuito al crocifisso significati e valori che
sfuggono alla comprensione della gente comune ancorché delle persone colte.
Un’immagine
macabra che raffigura una scena di tortura finalizzata alla morte. Io
ricordo bene l’angoscia che da fanciullo mi prendeva quando ero obbligato
ad entrare in una chiesa. La paura che mi incutevano le immagini della morte
rappresentata ovunque con bare di vetro, crocifissi sanguinanti, reliquie e
quant’altro. Come si fa a non vedere queste aberrazioni del comportamento
umano. Chiedetelo ad un bambino o ad uno psichiatra. Solo le aberrazioni di
un credo religioso, espresso nelle sue forme più oltranziste, possono
portare ad una simile interpretazione della realtà.
Quando
si dice che la realtà supera ogni più ardita fantasia non si può,
evidentemente, immaginare dove la mente umana possa arrivare.
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Una
lingua per l'Europa unita
di
Massimo Ripani
Teramo,
23 gennaio 2006
"Gli
esperantisti sperano di poter intendersi attraverso i confini parlando
esperanto. […] essi desiderano di intendersi e si intendono. Utopia!
Grida il nostro esperantofobo, che ha in orrore gli spropositi. E
utopia sia. Ma gli esperantisti fanno quel che faceva il filosofo a
chi negava il moto. Camminano." (Avanti,
edizione milanese, 29 gennaio 1918, XXII, n. 20, p. 2)
Con
le parole sopra citate rispondeva il direttore dell’“Avanti” a
Gramsci, che giudicava l‘esperanto “prima del tempo”, non adatto
e non necessario. Il filosofo sardo si sbagliava: dopo più di 100
anni, questa lingua è più viva che mai. Perchè? L’esperanto è
una lingua pianificata, nata per semplificare la comunicazione,
pensata per essere appresa e utilizzata nel giro di poco. La sua
grammatica non ammette eccezioni e la sua fonetica è semplicissima:
ad ogni lettera corrisponde un suono e viceversa. UNO STRUMENTO
POTENTISSIMO. Perché non può essere adottata come lingua d’Europa?
L’esperanto calza a pennello al vecchio continente (e non solo!).
Per sua stessa natura non appartiene a nessuno stato e non è legato a
nessuna potenza economico-militare. “Quanto tempo e quanta fatica si
sprecano per lo studio di lingue estere e, ciononostante, quando
varchiamo la frontiera troviamo difficoltà a comunicare con i nostri
simili”, scriveva nel 1887 Zamenhof, un oculista polacco, quando
presentò al mondo l’esperanto. Qualcuno potrebbe obiettare che
esiste l‘inglese. Quanti lo sanno veramente? E a quale, tra le sue
varianti, ci riferiamo? Quello parlato a Oxford, in Scozia, negli USA,
…? E quanto tempo si perde ad impararlo? Per parlare fluentemente
l’esperanto bastano pochi giorni. Per l’inglese siamo costretti a
studiarlo anni e a spendere soldini in viaggi studio che non tutti si
possono permettere. Certo, adottare una lingua pianificata come mezzo
di comunicazione dell’Europa unita è una bella sfida, ma
l’esperanto ha già dimostrato il suo valore: possiede una
letteratura sia originale che tradotta, giornali, periodici e tanto
altro in questa lingua, dalla tv su internet ai portali di
informazione.
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La questione linguistica
in Europa
di Giulio Marino
Roma,
21 dicembre 2005
Gli
esperantisti sostengono di non essere contro l’inglese ma le cose stanno
diversamente. Sostenere
l’esperanto è di per se stesso una dichiarazione di guerra all’inglese,
ai suoi interessi economici, ai suoi interessi e privilegi politici.
Anche se
nei principi l’esperanto tutela e difende tutte le lingue, le contingenze
dimostrano che, così facendo, colpisce interessi ben precisi e sono proprio
quegli interessi che, in gran misura, rappresentano ostacolo e impedimento
alla sua diffusione. Gli interessi economici che un’eventuale diffusione
dell’esperanto colpirebbe sono tali da tappare la bocca ai mass media e ai
politici.
E’
proprio quello che avviene. Se
non ci fosse stato internet l’esperanto avrebbe iniziato un lento ed
inesorabile declino che lo avrebbe portato all’estinzione in brevissimo
tempo. Internet gli consente di sopravvivere. Ma se non fa il grande balzo,
se non ottiene la necessaria visibilità sui mass media, se non riesce a far
sentire la sua voce a Bruxelles, perde anche l’ultima grande possibilità,
l’ultima chance che con la nascita dell’Europa unita gli si offre. E
questa è un’altra grande questione che deve essere affrontata:
l’Europa. L’Europa oggi non esiste se non come mercato. L’Europa
politica è poco più di una farsa e tale è destinata a rimanere ancora a
lungo se non si ha il coraggio di rompere il grande tabù rappresentato
dalla sua dipendenza e sottomissione al grande impero americano. Gli Stati
Uniti d’America sono rimasti l’unica grande potenza mondiale da quando
il patto di Varsavia si è sciolto come neve al sole.
L’Europa
è grande ma non ancora abbastanza per poter far sentire la sua voce e
reclamare la sua indipendenza e autonomia. Per
farla grande sono necessarie linee guida che solo una classe politica
lungimirante può dare. Oggi non mi pare che si possa disporre di una classe
politica con queste caratteristiche. Sicuramente non vi può contare
l’Italia che sta offrendo il peggio di se in questo campo.
Una
ventata di ottimismo e di speranza potrebbe venire dal mondo della cultura
ma, al momento, non riesco a trovare nomi illustri che possano rappresentare
le istanze esperantiste, ma soprattutto le istanze europeiste che sono
vivissime non solo tra gli esperantisti.
Allora
propongo di cercare tra gli uomini dello spettacolo, della cultura, del
mondo scientifico le persone in grado di recepire il grande messaggio
universale che l’esperanto porta con se, di farlo proprio diventando
testimonial di un’idea rivoluzionaria che può trasformare il mondo.
Incominciando da un’Europa con un’unica lingua.
Un
coordinamento europeo potrebbe farsi sentire acquistando pagine sui
principali quotidiani, potrebbe sensibilizzare gli industriali più
illuminati invitandoli ad apporre sui loro prodotti etichette che includano
spiegazioni in esperanto accanto alla bandiera dell’Europa unita.
Si tratta, apparentemente, di piccole cose ma potrebbero portare dei grandi
risultati.
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“Allarme
Lingua” rilancia l’italiano
di Giorgio Bronzetti
Chieti,
7 dicembre 2005
L’impegno di
Kurt Gawlitta
del Consiglio scientifico dell’associazione teatina
Nel suo intervento nel corso dei lavori della Conferenza europea sul
plurilinguismo (Assises européennes du plurilinguisme http://assisesplurilinguisme.affinitz.com
), che ha raccolto a Parigi a fine novembre scorso i rappresentanti
delle maggiori istituzioni culturali europee di difesa delle lingue, Kurt
Gawlitta, presidente della Verein Deutsche Sprache (lega per la lingua
tedesca) di Berlino/Potsdam e membro del Consiglio scientifico
dell’associazione teatina Allarme Lingua, ha proposto l’allargamento
all’italiano delle lingue di lavoro dell’Unione europea, attualmente
inglese, francese e tedesco. Kurt Gawlitta, che possiede un’ottima
conoscenza dell’italiano e una grande simpatia per il nostro Paese (il suo
ultimo romanzo è ambientato a Napoli) collabora attivamente con Allarme
Lingua fin dalla sua costituzione con grande passione e lealtà. A lui si
deve l’ampia documentazione sulla Giornata della lingua tedesca che ha
ispirato la formulazione della proposta di AllarmeLingua per
l’istituzione della Giornata della lingua
italiana il
giorno 4 ottobre, festa di S.Francesco, patrono d’Italia e primo esponente
riconosciuto della letteratura italiana, accolta con entusiasmo dal sen
Lucio Zappacosta che l’ha tradotta nel DDL 3539 attualmente all’esame
della 7° Commissione permanente (Istruzione pubblica, cultura) del Senato.
A tal proposito i dirigenti dell’associazione Allarme Lingua si augurano
vivamente che, superato il travaglio della Finanziaria, si possa rimettere
mano al disegno di legge coinvolgendo anche altre forze politiche,
specialmente abruzzesi in appoggio all’iniziativa dell’associazione
teatina, e che le altre associazioni citate dal progetto,
la Dante Alighieri
e la Crusca, vogliano intervenire favorevolmente con la loro autorevolezza.
Il
Comitato Allarme Lingua www.allarmelingua.it
è sorto come reazione alla generale indifferenza verso il degrado sempre
maggiore dell’italiano e la diffusa rassegnazione ad accettare
l’invasione dell’angloamericano come portato dei tempi moderni. Esso è
per l’affermazione del diritto dei popoli alla conservazione e allo
sviluppo della propria lingua e della propria cultura e, nell’ambito della
comunità internazionale organizzata, per forme di comunicazione non basate
sulla sopraffazione del più debole da parte del più forte. L’azione di
Allarme lingua si è svolta finora soprattutto attraverso la stampa, e con
circolari distribuite a diverse categorie di possibili interessati tra cui
linguisti e politici, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema
linguistico. Si è inoltre denunciato
il moderatore
europeo per la discriminazione linguistica operata nelle istituzioni europee
nelle offerte di lavoro con la clausola “English mother tongue”,
promuovendo sullo stesso tema l’interrogazione del sen. Zappacosta
al ministro per le politiche comunitarie Rocco Buttiglione.
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Lingua
e dialettu
di
Ignazio Buttitta
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Lingua
e dialetto
di
Ignazio Buttitta
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9
luoghi comuni sulla Tav
tratto
da www.beppegrillo.it
1.
SENZA LA TORINO-LYON IL PIEMONTE SAREBBE ISOLATO DALL'EUROPA
In realtà il Piemonte è già abbondantemente collegato all’Europa e
soprattutto attraverso la Valle di Susa. In questa valle esistono già due
strade statali, un’autostrada e una linea ferroviaria passeggeri e merci a
doppio binario. Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria
(trasporto dei TIR su speciali treni-navetta). Sono tutte linee di
collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e
Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale). Il
tutto in un fondo-valle largo in media 1,5 km ! A fatica ci sta anche un
fiume, la Dora Riparia, che di tanto in tanto va in piena
2.
LE LINEE FERROVIARIE ESISTENTI SONO SATURE
In realtà l’attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al
38% della sua capacità. Le navette per i TIR partono ogni giorno
desolatamente vuote. (Ma sono state riscoperte e prese d’assalto nel
periodo di chiusura del Frejus per incendio). Il collegamento ferroviario
diretto Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri. E il
flusso delle merci -previsto da chi vuole l’opera in crescita esponenziale
-è invece sceso del 9% nell’ultimo anno!
3.
LA TORINO-LYON E’ INDISPENSABILE AL RILANCIO ECONOMICO DEL PIEMONTE
In realtà è’ vero il contrario. Togliendo risorse (è tutto denaro
pubblico) alla ricerca, all’innovazione e al risanamento dell’industria
in crisi profonda (Fiat e non solo), il TAV sarà la mazzata finale
all’economia piemontese
4.
Il TAV TOGLIERA’ I TIR DALLA VALLE
In realtà tanto per cominciare, i 10/15 anni di cantiere necessari a
costruire la Torino-Lyon porteranno sulle strade della Valle e della cintura
di Torino qualcosa come 500 camion al giorno (e alla notte) per il trasporto
del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio. Con grande
aumento di inquinanti e polveri. Finita la apocalittica fase di
cantiere e realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le merci passeranno
dall’autostrada alla nuova ferrovia? Anzi. I promotori dell'opera e
recenti studi di ingegneria dei trasporti ci dicono che solo l' 1%
dell'attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia. Bel vantaggio
5.I
VALSUSINI SONO EGOISTI. NON PENSANO AGLI INTERESSI DELL’ITALIA
In realtà attraverso la Valle di Susa, attualmente, passa già il 35% del
totale delle merci che valicano le Alpi! Lungo l’Autostrada del Frejus
passano circa 4.500 TIR al giorno, contro i 1.500 del Monte Bianco, in val
d’Aosta, dove il numero dei TIR è stato limitato per legge.
6.LA
TORINO-LYON PORTA LAVORO AI PIEMONTESI
In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si
tratterebbe di lavoro precario, per mano d’opera in gran parte
extracomunitaria. Inoltre le ditte appaltatrici si porterebbero tecnici e
operai dalla loro Regione (ditte e buoi dei paesi suoi). Per i comuni della
Valle di Susa e della cintura di Torino arriverebbe invece un bel problema:
la mafia. Turbative d'asta sono già state individuate per la fase di
sondaggio geologico a carico di uomini politici piemontesi e non...
figurarsi per la realizzazione dell'opera!
7.LA
LINEA E’ QUASI TUTTA IN GALLERIA. CHE MALE FA?
In realtà fa malissimo. Il tracciato prevede una galleria di 23 km
all’interno del Musinè, montagna molto amiantifera. La talpa che perforerà
la roccia immetterà nell’aria un bel po’ di fibre di amianto.
Invisibili e letali. Il vento le porterà dappertutto. Il foehn le porterà
fin nel centro di Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei
polmoni (mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L’amianto è un
materiale fuori legge dal 1977. Scavare gallerie in un posto così è
illegale e criminale. E ancora: il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato
dentro al Massiccio dell’Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che
andranno distrutte) anche roccia contenente uranio. E ancora: una linea in
galleria si porta appresso tante gallerie minori, trasversali a quella
principale. Si chiamano gallerie di servizio, o più simpaticamente, ‘finestre’.
Ce ne saranno 12! Con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di centri
abitati. Sarà un inferno di rumore, polvere, camion avanti e indietro per
le strette vie dei paesi, di giorno e di notte, per 15 anni almeno. E
ancora: la perforazione di tratti montani così lunghi vicino a centri
densamente abitati potrà prosciugare le falde idriche e gli acquedotti,
come accaduto per le gallerie TAV del Mugello, oggetto di processi per
disastro ambientale. E ancora: la viabilità sarà stravolta. Verranno
costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere. Forse queste nuove
strade saranno calcolate come compensazioni all’impatto ambientale
dell’opera? (per averne una vaga idea, farsi un giro sull’autostrada
Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV Torino-Novara).
8.
QUEST’OPERA FA BENE ALL’ECONOMIA, PERCHE’ METTE IN MOTO CAPITALI
PRIVATI
In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico della
collettività. Tutto denaro pubblico, ma affidato a privati, secondo la
diabolica invenzione del general contractor. Garantisce lo Stato Italiano.
Nessun privato ci metterà un euro, soprattutto dopo l’esperienza del
tunnel sotto la Manica che ha mandato in fallimento chi ne aveva acquistato
i bond. I tantissimi soldi che servono a quest’opera verranno tolti alle
linee ferroviarie esistenti (già disastrate), a ospedali, scuole, e a tutti
i servizi di pubblica utilità, e allo sviluppo delle energie rinnovabili
destinate a sostituire il petrolio. E ancora: è già previsto che la nuova
linea ferroviaria Torino-Lyon avrà altissimi costi di gestione e che sarà
in perdita per decine e decine di anni. E ancora: nonostante la maggior
parte del tracciato sia in territorio francese, il governo italiano si è
impegnato a sobbarcarsi il costo dei due terzi della tratta internazionale (Borgone
– St.-Jean-de-Maurienne). Tanto paghiamo noi.
9.
CHI E' CONTRO LA TORINO-LYON E' CONTRO IL PROGRESSO
In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere confuso con la
crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e sovrappopolato, le
risorse naturali (acqua, suolo agricolo, foreste, minerali) sono limitate,
l'inquinamento e i rifiuti aumentano invece senza limite, il petrolio è in
esaurimento. Progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla
nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso
vuol dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già
esiste, tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e
culturale più che materiale, utilizzare più il cervello dei muscoli. Il
TAV rappresenta l'esatto contrario di questa impostazione, è un progetto
vecchio e ormai anacronistico, che prevede una crescita infinita nel volume
del trasporto merci (che poi saranno i rifiuti di domani), privilegia come
valore solo la velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e
perché bisogna trasportare qualcosa.
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comunicato
stampa
Chiesta
la sospensione dalle funzioni ed avviato un procedimento disciplinare
contro il giudice di Camerino Luigi Tosti che si rifiuta di tenere le
udienze a causa del crocifisso
Camerino,
5 dicembre 2005
Dopo
la condanna a sette mesi di reclusione con l'interdizione dai pubblici
uffici per un anno, inflitta dal Tribunale dell'Aquila il 18 novembre
scorso, la Procura Generale presso la Corte di Cassazione ha promosso contro
il giudice di Camerino Luigi Tosti, che si rifiuta di tenere le udienze
perché l'amministrazione non lo autorizza ad esporre la menorà ebraica a
fianco del crocifisso o, in subordine, a rimuovere il simbolo dei cattolici,
dapprima un procedimento disciplinare e, poi, la procedura di
"sospensione dalle funzioni" e dallo stipendio. >>
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tratto
da Libertà OnLine
Solo
il ministro può rimuovere il crocifisso dai tribunali
di
Margherita Nanetti
Roma,
19 novembre 2005
Con casuale coincidenza, la Cassazione ha depositato - in
simmetria col tribunale dell'Aquila che ha condannato a sette mesi di
reclusione per omissione di servizio il giudice Luigi Tosti di fede ebraica,
in "sciopero" contro il crocifisso in aula - le motivazioni del «no»
alla richiesta dell'islamico Adel Smith di trasferire il processo che lo
vede imputato, a Verona, per vilipendio alla religione cattolica. >>
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comunicato
stampa
Il
giudice Luigi Tosti condannato al processo de L'Aquila
L'Aquila,
18 novembre 2005
E'
stata scritta il 18.11.2005, in un'aula-ghetto allestita "senza
crocifisso" e destinata appositamente ad uno "sporco"
imputato non cattolico, una delle pagine più epiche della Giustizia
italiana, perché si è finalmente inflitta una giusta ed esemplare condanna
a chi, pretendendo di affiancare al sacro simbolo del crocifisso i propri
falsi simboli, ha manifestato con sconfinata arroganza l'assurda pretesa di
godere degli stessi diritti e della stessa dignità che la Repubblica
Pontificia italiana accorda, giustamente, alla sola superiore razza dei
Cattolici. >>
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Stai
zitto, negro di m ...
di Giuseppe Campanelli
"La
Repubblica" testualmente ci informa :
Ancora
una volta il razzismo fa la sua comparsa sui campi da calcio. Ma stavolta
l'offesa non arriva dagli spalti ma dall'arbitro. Tutto è accaduto a Lecco
durante una partita del campionato calcistico di terza categoria. Mauro
Nacoli stava dirigendo Lecchese-Valmadrera e ha insultato il capitano della
Lecchese che, pur essendo di colore, ha un cognome che più lombardo non si
può: Alessandro Bernasconi. >>
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Si
svolgerà a Firenze il 91° congresso mondiale degli esperantisti
AGE Agenzia Giornalistica Europa
Firenze,
18 novembre 2005
In
tutto il mondo coloro che parlano l'esperanto sono circa due milioni, hanno
un livello culturale alto, cioe' tutti un titolo di studio almeno
corrispondente alla nostra laurea e, contrariamente a quanto si possa
pensare non sono maggiormente concentrati nella vecchia Europa, ma in paesi
come il Brasile, la Cina, il Giappone, l' Iran, Cuba ed in Africa. >>
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Dal
sito dell'A.N.I.L.S.
Associazione
Nazionale Insegnanti Lingue Straniere:
L’Art.
25 del DM 17.10.2005: che vergogna!
Ma
chi è che partorisce queste stupidità?
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PROPOSTA
DI LEGGE
d'iniziativa
dei deputati
COLASIO,
GIACHETTI, GARAGNANI
Disposizioni
per la difesa della diversità linguistico-culturale e per
l'affermazione di valori di pace, democrazia e progresso attraverso la
promozione e l'insegnamento della lingua internazionale esperanto
>>
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L'Esperanto
nelle scuole italiane:
una
proposta di legge
Ufficio Stampa Federazione Esperantista
Italiana
Con
il numero 5714 è stata registrata la proposta di legge dei deputati
Emerenzio Barbieri, Ranieli e Mereu dal titolo "Disposizioni in
materia di accesso allo studio e all'uso della lingua internazionale
esperanto". >>
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Raimondo
de Sangro
Lettera
Apologetica
recensione
di Giuseppe Campanelli
Ho molto apprezzato l'edizione della Lettera Apologetica di Raimondo de
Sangro, curata dal Prof.
Leen Spruit e pubblicata dalla casa
editrice “alóς” di Napoli.
Raimondo de Sangro, Principe di
San Severo, Duca di Torremaggiore (1710-1771), fu uno dei personaggi più
complessi, discussi e controversi della storia napoletana del XVIII secolo.
Intorno alla sua figura ruotano molti miti e leggende, che evocano misteri e
segreti impregnanti la sua attività di scienziato, chimico, alchimista,
militare e mecenate, noto soprattutto per le sue invenzioni, quali le
macchine belliche e le macabre macchine anatomiche. >>
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Pallafatu'
Si
chiama “Pallafatù” il libro sul calcio a Taranto a fini benefici
pubblicato dall’editore Teseo e realizzato dall’Associazione
Tarantonostra.com. Si tratta di un’antologia che raccoglie diciannove
scritti di dodici diversi autori, tutti tarantini. A parlarcene è il
curatore Giuliano Pavone.
Qual
è il senso dell’ “operazione-Pallafatù”?
Noi
di Tarantonostra siamo degli inguaribili buontemponi, ma ogni tanto ci viene
lo “spiulo” di fare qualcosa di “impegnato”. “Pallafatù” è un
piccolo tentativo di abbinare cultura e solidarietà, ma senza prendersi
troppo sul serio, com’è nel nostro stile. Inoltre ci piaceva l’idea di
un’operazione “corale”, che crescesse con la partecipazione di tutti:
abbiamo coinvolto autori di diverse provenienze, mischiando senza problemi
professionisti e dilettanti. >>
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La
morte fa notizia
Recensione
e intervista di Giuseppe Campanelli
Pierre
con delitto. Il primo thriller ambientato nel mondo
delle relazioni pubbliche. Ed è scritto da una giornalista. Abbiamo
il piacere di segnalare questo libro che, oltre ad una franca piacevolezza
nella lettura, si segnala per la particolarissima ambientazione.
Milano e il mondo delle pubbliche relazioni e degli uffici stampa raccontati
in un giallo fresco di stampa.
Si intitola "La morte fa notizia" (edizioni Pendragon, 15 euro) e
l'ha scritto Lucia T. Ingrosso, giornalista economica di Millionaire.
La storia: Linda è giovane e bella e lavora come stagista in un'agenzia del
centro.
Quando viene assassinata, i sospetti si sprecano.
Le indagini procedono su un doppio binario.
Da un lato, un poliziotto troppo bello per essere
preso sul serio.
>>
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Oboe
Sconcerto
recensione di Giuseppe Campanelli
Mi
ha sempre molto intrigato il "fermento" creativo di Paolo Di
Cioccio.
Nel
mondo accademico ed artistico vi sono migliaia di personaggi che campano di
rendita, adagiati sugli allori di meriti passati.
E
certamente nulla precluderebbe ad un docente di Conservatorio, noto oboista
che ha suonato con Von Karajan di acchetarsi artisticamente sul
cristallizzato virtuosismo e sul tecnicismo di maniera, posto che il nostro
uomo è anche autore di numerose sigle e colonne sonore. >>
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Dove
dormono i bambini?
recensione di Giuseppe Campanelli
Ho
il piacere segnalare il libro “Dove dormono i bambini?”.
Tanto
faccio non solo per il prestigio degli autori, ma per solidarietà verso chi
è costretto ad affrontare le problematiche della separazione.
Purtroppo,
su questa materia vi è grande disinformazione, soprattutto da parte dei
media.
Si
enfatizzano taluni casi particolarmente “glamour” e si da una immagine
quasi "mondana" delle ricadute giudiziali della separazione.
Chi
si accinge al percorso doloroso del conflitto con il coniuge, ha presente le
solite laccatissime figure professionali degli avvocati dei Vip o presunti
tali.
Questo
testo, invece, si volge dalla parte di chi ha più bisogno, ovvero i
figli.
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Diritto
e società dell'informazione.
Riflessioni su informatica giuridica e diritto
all'informatica
La rilevanza
giuridica dell'informatica è, oramai, dato acquisito anche per i giuristi
più tradizionalisti. Discipline come il diritto dell'informatica e
l'informatica giuridica hanno, finalmente, assunto connotati propri e
autonomia anche a livello accademico. In collaborazione con il
Circolo dei Giuristi Telematici (www.giuristitelematici.it),
il volume raccoglie alcune delle relazioni del convegno tenutosi in Grosseto
nei giorni 16 e 17 gennaio 2004 dal titolo "Diritto e società
dell'informazione. Riflessioni su informatica giuridica e diritto
dell'informatica". L'opera, idealmente divisa in tre sezioni corrispondenti
a tre vaste branche del diritto, si compone di diciotto saggi che toccano
argomenti di grande attualità giuridica in una materia in continua
rielaborazione. >>
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HACKER
I
Robin Hood del cyberspazio
di
Gennaro Francione
Dalle
origini ai più recenti sviluppi del fenomeno hacker; la storia di uomini e
movimenti che si battono per la realizzazione della "democrazia
elettronica", contro quanti, mascherandosi dietro un'interpretazione
restrittiva e limitante del diritto d'autore, pongono dei limiti alla libera
diffusione di saperi, conoscenze e informazioni in internet.
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Gennaro
Francione è giudice presso il Tribunale di Roma
Pag.
200, Euro 12,50
Distribuito
da Messaggerie Italiane Libri
http://www.lupetti.com/cat092.htm
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